Il nome di Eleonor Writhal spiccava al centro della pagina sovrastato da una griglia fitta di parole svalutanti, scritte di proprio pugno. Il nome stesso di Eleonor collegato ad una serie di altri a breve distanza: persone del proprio ambiente frammentate da lei stessa in tanti volti semi-sovrapposti, ritagli di macelleria per le sue elucubrazioni, macchiati di lacrime essiccate. Ricalcato e imbrattato il nome del padre: il genitore rigido, assente, debole e introverso, che avrebbe dovuto crescerla. Una madre, direttiva e affaccendata che la controllava minando ogni sua sicurezza, appena abbozzata. Un fratello, figlio maschio della famiglia, che richiedeva facili attenzioni con la sua semplice crisi adolescenziale, funzione grafica immancabile di tutti gli scambi e le contese famigliari dell’illustrazione diario. Eleonor, figlia sbagliata, giocattolo rotto, per tutti creatura inquietante che in ogni momento avrebbe potuto risvegliare il dubbio, la perdita delle barriere della ragione e del comfort sociale. Attorno ancora altre relazioni strumentalizzate e spazi occupati da lidi di compensazione, un fronte più cupo della sua mente-diario: scritte illeggibili, collegamenti spezzati e vorticosi, tentativi mentali di distruggere e riallocare parti di sé. Nel cumulo di crivellazioni e scavi a vivo nel molle del suo cervello si costruiva la missione di Eleonor, quella di cambiare tutto il suo essere: un diario specchio, un esperimento, algoritmi comunicativi ed espressivi per riprogrammare Eleonor stessa.

Eleonor Writhal ora, nella sua stanza, chiudeva le pagine e la copertina con un laccio emostatico per trattenere tutto il volume di fogli aggiuntivi, colle e deformazioni dovute all’usura. Riponeva al sicuro il tutto. Doveva proseguire il lavoro datole dall’Esacorp. Era al terzo mese di lavoro ed era già stata promossa a responsabile di marketing, senza meriti apparenti. Oggi era a riposo, ma doveva comunque lavorare ad un testo che promuovesse una nuova carta soci: quel collegamento fidelizzante per tutti quei clienti che avrebbero pensato di essere importanti per la grande Esacorp, Multiaccorpamento di schiavi inconsapevoli.

Aveva svolto quasi tutta la ricerca: approfondito il target di riferimento, scaricato diversi font per l’intestazione, preparato il testo divulgativo e le istruzioni di utilizzo. Tutte le informazioni di scarto del progetto ora si erano depositate così al disotto della sua coscienza da ristagnare, come un miasma che saturava tutta la concentrazione. Da quel miasma forse era tornata a far visita Eleonor l’entità repressa abituale, prima con piccoli gesti incontrollabili e immagini intruse. Una Eleonor diversa avrebbe potuto ignorare l’Entità crescente. Quel qualcosa aveva strappato il velo del controllo dopo un’ultima email sgradita…

“Non ho fiato aria qualcosa dal mio interno ossa faccia di plastica strappi violenti lame sotto la pelle cado svengo meglio morire e domani non può arrivare non posso reggere sono debole ferita dagli altri troppo a fondo non respiro non ho abbastanza aria non per tutta la paura dentro di me sono senza pelle vittima di ogni mutamento c’è una forma viticci e filo spinato e rabbia che spingono da dentro e fuori di me qualcosa che non è mio scrivo scrivi scrivi nient’altro più torna torna di nuovo continua a scrivere”

Raccoglieva il sudore freddo sugli avambracci e tirava marcate righe su tutto il testo in modo da cancellare l’evento dalla sua mente. Abbandonava la scrittura per guardare una nuova mail apparsa sullo schermo. Altro spam non riconosciuto e questo l’aveva attratta per troppo tempo oltre il normale. Eleonor guardava l’ora, ne erano passate due da quando… erano le 23 ora. La mail si proponeva nel suo grassetto provocante, in attesa di essere letta, enunciando il suo nome con semplicità: numerosi incontri con esperti di settore per approfondire le abilità di scrittura e cambiare così la propria qualità di vita, un altro modo per spillare soldi a persone ingenue. Non avrebbe certo aiutato a rinfoltire le fila di quella azienda. Un corso per massaie, un’offerta di lavoro come venditore porta a porta per aspirapolveri, una mail in cui Eleonor era la vincitrice di un viaggio in Colorado, un sito per incontri di sesso con donne mature. Tutte le mail erano diverse, ma avevano una cadenza sincera, una forma elegante. Il risultato era che il poco letto andava a ingranarsi con i processi mentali. Solo le prime righe sortivano l’effetto e creavano poi repulsione per non dare attenzione attiva al resto del testo che così compariva solo sul limitare del campo visivo e non veniva registrato coscientemente. Eleonor aveva letto di una simile strategia di vendita, ma in quel momento la sua attenzione era satura perché potesse resistere alle prese nascoste. Tornò alla prima mail che ora le sembrava più accattivante, prese nota su di un foglietto di un luogo e un incontro settimanale periodico.

Tante altre pagine del diario-mente scritte e corrette in quei giorni, e raccolte di documenti e racconti da lei prodotti in passato per molti altri lavori, e lunghi periodi a casa, senza occupazioni a gironzolare per il vecchio alloggio dei genitori. Tre giorni di angoscia per Eleonor come non ne viveva da tempo. Tre giorni e poi si era trovata ad un corso di scrittura e motivazione, inspiegabilmente inserito tra tutti i suoi impegni. Era immersa in luci moderne e vociare divertito. Persone gioviali le venivano incontro, si presentavano e la salutavano, le facevano firmare la partecipazione, le indicavano un posto a sedere. Eleonor si sentiva riscaldata e quasi scottata da tutte quelle attenzioni. Il corso era ben suddiviso e studiato, sezioni di differente incisività e pathos, messaggi preziosi a decorazione, riconoscimento da parte dei formatori verso i bisogni dei partecipanti. Sembrava di essere ad un corso ritagliato apposta per lei. I formatori si alternavano con modalità retoriche o genuine eppure perfettamente allineate e studiate. Occhi luccicanti, cuori palpitanti, risa contagiose. Tutti avevano trovato il coraggio per qualche intervento, per una battuta o anche solo per scambiarsi uno sguardo di intesa, persino Eleonor: che a detta del formatore Kevin, aveva un’aria piuttosto promettente. Kevin ed altri avevano aperto un velo nascosto e mostrato un ambiente luminoso e confortevole nella confusione quotidiana. Alla fine della serata tutti si erano come risvegliati e sentiti tratti fuori a forza come da calde coperte invernali.

La realtà fuori. Le membra di Eleonor tremavano leggermente per l’entusiasmo e per la paura che tutto potesse finire. Pochi individui erano usciti velocemente nella strada inseguiti da aiutanti delusi e intristiti per non aver reso appetibile subito un corso tanto utile e sicuramente appetibile in seguito. Eleonor che li scrutava allibita. In pochi minuti, dopo poche chiusure ai suoi dubbi pratici, aveva deciso di investire 2500 euro e mentalmente fatto posto tra i suoi impegni per quattro weekend consecutivi. Il personale la seguiva con lo sguardo verso l’uscita, ringraziava e salutava. Perché la ringraziavano? Già sentiva la sua scelta inevitabile, l’occasione imperdibile.

Il tempo era trascorso velocemente, Eleonor aveva continuato a scrivere per molto tempo il diario: una lista di eventi privata di emozioni. Aveva cominciato il Corso. Non c’erano intoppi e dubbi, rimaneva a seguire le lezioni fino a tardi. Molti collaboratori erano in realtà volontari, collaboratori, lo erano diventati in seguito al corso. La materia insegnata era semplice e lei spiccava su tutti per la facilità di apprendimento. Kevin Ford, il formatore capo, la seguiva spesso con lo sguardo e le faceva misurati complimenti che le avvampavano le gote. Eleonor non riusciva a pronunciare quasi parola, ma ricordava ogni discorso fatto da altri, ogni espressione mostrata. Era la sua memoria storica a renderla così importante. Tutti sembravano, o erano per davvero, utili per la riuscita del corso e, anche dietro silenzi imbarazzati, la sua capacità di ascolto veniva valorizzata in questo ambiente così accogliente. Era più di quanto si potesse sperare da un corso: esercizi fisici per il risveglio, musica, allegria, moltissimi spunti interessanti, trucchetti per il mestiere, collaboratori attenti e motivati.

Il corso si esaurì in breve tempo e lei già riprendeva nel ruolo di collaboratrice per accompagnare nuovi ingressi e partecipare alla costruzione di seminari. C’erano serate comuni e serate di straordinaria commozione, in qualche modo Eleonor poteva sentire di avere il totale controllo della tonalità di ogni serata. C’erano serate con il pubblico e i futuri risvegliati, serate di riunione tra collaboratori in cui Kevin mostrava nuove tecniche e conferiva le Ali ai diversi collaboratori che si erano messi in risalto nell’organizzazione. Ali piccole e di diversi materiali a seconda del livello ottenuto per sottolineare specifici obiettivi raggiunti. Lei era felice di sentire i discorsi di ringraziamento per le onorificenze di chi aveva raggiunto un nuovo livello e si spostava verso altri gruppi, cambiando addirittura città o paese. L’associazione era in realtà un’azienda, lo Yellow Castle, sorretta da quattro principali capo formatori, Sorters, suddivisi nelle principali sedi in tutta America, i loro nomi: Indigo, Malton, Terriaga, e Ford, da poco promosso. A capo dei Sorters una donna ancora sconosciuta per Eleonor, che veniva chiama elegantemente e per ragioni misteriose: Wife. Ella aveva sostenuto l’associazione fin dalla nascita, quando il numero di membri era ancora molto ridotto, ora era divenuto un simbolo e una guida per tutti i formatori più vecchi. Il rapporto di Eleonor con gli alti livelli era reverenziale e a volte impacciato. Tra di loro invece esisteva un legame incredibile, anche presente tra i membri del livello sottostante, i Pickers. Sorters e Pickers possedevano un’intesa tanto sviluppata da permettere loro di comprendersi con poche parole, di anticipare i bisogni altrui, di agire come un tutt’uno. Tra i soli quattro Sorters c’era quasi assenza di comunicazione e tutto sembrava funzionare alla perfezione. Più Eleonor spalancava gli occhi per la meraviglia, offriva il suo apprezzamento sincero e la diligenza necessaria ai diversi compiti da svolgere, più saliva di livello. Più cresceva e più le persone la circondavano per cercare consigli e trarre esempio.

Eleonor aveva traslocato per sfuggire a molte interferenze: un piccolo monolocale da rifugio. I genitori, il fratello si facevano vivi sempre più raramente, mascherati di buone forme, convertibili velocemente in insulti e svilimenti. Le nuove frequentazioni avevano cambiato Eleonor, e questo era vero; l’influenza di Eleonor era diventata prevaricante sulle loro stabili vite, che così stabili forse non erano. Era stata costretta ad abbandonare molte conoscenze, si sentiva indicata per strada, era già stata aggredita, anche se solo verbalmente, da completi estranei. Nelle serate erano in molti a discutere della miscredenza di amici, parenti e possibili iscritti, e subito si diffondevano i feedback accorati tra i più colpiti. A coloro, minoranze emergenti, che si mostravano incerti veniva consigliato di non dubitare apertamente per così ostacolare la corsa agli obiettivi dei più promettenti, duramente veniva anche punito ogni pettegolezzo. La fiducia era essenziale, la mancanza di questa era un offesa.

La persuasione efficace e la riprogrammazione dei pensieri venivano insegnate in risposta con regolarità a tutti. Emozione e cattura di tutti i canali espressivi, scrittura creativa, linguaggio del corpo, parole e pensieri da censurare. Eleonor cominciava a veder delineare un preciso sottomondo a tutti i discorsi e non le bastava più essere la piccola operaietta laboriosa. Le sue abilità intuitive non tardarono ad essere notate. Kevin, che si faceva più vicino a lei mentre progrediva, una sera l’aveva avvicinata, in segreto, interrogandola su di un volantino da lei scritto per lo Yellow Castle. Notò allora che lui aveva una spilla d’oro con tanti esagoni accostati vicino. Lui aveva colto già da tempo le sue precise architetture espressive, i suoi accostamenti estetici e di contenuto, i doppi messaggi: pungenti messaggi nascosti da inebrianti infiorettature, cadenze sincere e forme eleganti, simbolismi repulsivi. L’aveva accostata ad altri partecipanti di alto livello per metterla alla prova e presto l’aveva promossa, donandole una spilla con ali stilizzate d’oro. Era nei Pickers ancora prima di poter desiderare di esserlo.

Il sottotesto, nei discorsi dei Pickers, non era più tale, sotto-, era l’argomento palesato delle conversazioni, seppur inizialmente complesse da seguire. Le interazioni vertevano principalmente sulla metacomunicazione, le strategie di vendita, i mezzi di comunicazione, il grounding nella società odierna, la conoscenza approfondita dei bisogni e target, strategie di coping attivo e mirroring. Da Kevin e altri collaboratori gli arrivarono presto documentazioni complesse, materiale importante per progredire ulteriormente nell’organizzazione. Improvvisamente si trovava a studiare testi sociologici, antropologici, materiali divulgativi politici e di marketing, simulazioni di altri collaboratori su come intervenire terapeuticamente su piccoli gruppi di individui e categorie deboli. Assimilava tutto direttamente senza porre domande, la sua fame di conoscenza a plausi erano il suo unico pane quotidiano, soprattutto per ciò che riguardava i messaggi scritti e le illustrazioni. Così tante novità la abbagliavano: le informazioni potevano essere trasmesse in sottili punti chiave sparsi per il testo, parole potevano essere dirette all’inconscio se affiancate ad altre che garantivano un’attenzione immediata anche se inserite in un testo che sarebbe stato letto solo con la coda dell’occhio. La capacità di attenzione degli esseri umani prendeva dimensioni a lei sconosciute. C’erano disposizioni di pause e congiunzioni che somigliavano più ad incantesimi nel loro insieme. Si poteva ottenere i risultati voluti inserendo solo pochi elementi in articoli di quotidiani, romanzi di bassa qualità e di alta diffusione, sfoghi e parole virali su social network, spam da link commerciali.

Molti documenti interni, rivolti ai formatori, presentavano schemi di comunicazione ancora più complessi che lei si ostinava a non riuscire a comprendere ancora. I nuovi iscritti venivano selezionati senza un evidente criterio e attirati verso le informazioni proposte da grande distanza, invece che in promozione diretta. Per questo veniva usata una fittissima rete di contatti in aziende, siti e agenzie di comunicazione. Molte persone venivano sfruttate per muovere grandi numeri e trasportare messaggi per poi essere abbandonate sulla strada. I colleghi compresero prima di Eleonor quanto il sacrificio di collaboratori e l’abbandono di persone povere di spirito avrebbe potuto salvaguardare il lavoro di tutti. Eleonor capiva lentamente, a volte con difficoltà, a causa di qualcosa che stava tornando a scavare dentro di lei, qualcosa che aveva cercato di distruggere il suo mondo molto tempo addietro. Ella mangiava poco, soffriva di tremende emicranie; si tratteneva con ogni misura necessaria, era stata costretta a tornare nella vecchia casa dei genitori per sfuggire al mondo incontrollabile che la opprimeva, ad assumere psicofarmaci, a rifuggire ogni contatto con gli estranei all’azienda: ogni sua vecchia conoscenza, ogni amico e parente. Chi non capiva temeva e cospirava contro la causa. La Cosa premeva nonostante con bisogni impellenti ed esplodeva con domande ed espressioni indesiderate e un’ansia soverchiante. Così veniva giustamente punita dai colleghi per i suoi errori: lunghi periodi di esclusione e silenzio, sensi di colpa e di inadeguatezza. Era convinta che tutti potessero ora vedere la sua insicurezza, mentre gli altri la contrastavano con la loro immutabilità sorridente.

Infine non ebbe più notizie nemmeno dai genitori, l’isolamento era completo.

Eleonor cominciò ad approfondire ogni testo divulgativo dell’azienda. Kevin gli passava ogni materiale che lei chiedesse. La loro relazione era cambiata molto, ora lui la seguiva in ogni spostamento, era venuto a vivere da lei. A causa degli psicofarmaci ci mise più tempo del necessario, ma riuscì a decifrare le modalità comunicative più complesse. Kevin e lei ormai non avevano più bisogno di comunicare verbalmente, sostenevano scambi di informazioni con lievi movimenti espressivi e facevano salti di paradigma nella risoluzione di schemi e strategie comunicative. Potevano rimanere ore in completo silenzio rielaborando testi e disseppellendo consapevolezze arcaiche al solo scopo di provocarsi catarsi emotive drastiche e desensibilizzanti. Insieme urlavano, piangevano, picchiavano e lanciavano oggetti, si accoglievano l’uno tra le braccia dell’altro per contenere i tremori, si spronavano a tirare fuori blocchi del passato, fin col vomito se necessario. C’era anche sesso tra di loro e qualche bacio occasionale, ma nulla al di fuori del loro scopo principale di compensazione e crescita. La loro missione era diventata isolata, una cella ribelle all’interno dell’alveare più complesso dell’azienda. In pochi cominciavano a notarlo, ma venivano presto smentiti e azzittiti dalla loro crescente padronanza delle competenze interrelazionali. Un piccolo seguito scelto venne presto creato per ampliare il potenziale delle loro sessioni di connessione metacomunicativa, invitato a restare e nascondersi nella casa di Eleonor. Ben presto Lei e Kevin cominciarono a grattare la superficie di uno schema che stava dietro alle competenze insegnate dall’azienda e da Wife. La mente umana era facilmente manipolabile, ma il risultato prodotto aveva vita breve ed efficacia misurata perchè i soggetti ingannati dovevano spendere un gran quantitativo di energie e sacrificare la creatività per sostenere comportamenti forzati e regole mai assimilate. In ogni persona c’era una consapevolezza limitata che non permetteva scelte e movimenti ampi. Il messaggio dell’azienda più importante era quello che andava ad aprire le grandi distese della mente all’animo umano perché le capacità discriminanti, di rintracciare percorsi e strumenti migliori, crescessero in maniera esponenziale. L’impatto creativo di un tale processo, anche se in origine inconscio, avrebbe potuto creare un effetto di totale rivoluzione nel mondo. Una rivoluzione potenziale e positiva in teoria, se non per la limitazione sistematica dei mezzi di informazione e l’isolamento sociale costruito dall’azienda stessa. In pratica Wife aveva compreso come spostare il fiume: non forzandolo a monte a cambiare percorso o restringendo il canale solo quando serviva, ma allargando il bacino perché perdesse di capacità di ribellione e potessero essere sfruttate tutte le potenzialità. Una comunicazione sempre più diretta di ogni processo mentale di ogni singolo con la comunità attraverso social network, cellulari, chat e presto connettori più progrediti avrebbero portato l’intera umanità a trasformarsi in una gigantesca mente alveare, totalmente soggetta al controllo di Wife e dei suoi sottoposti. Quello che, secondo Eleonor e Kevin, avrebbe potuto creare un intoppo nel piano di Wife sarebbe stato il potenziale di resistenza alla manipolazione che avrebbero potuto sviluppare i soggetti più consapevoli, come la crescente capacità di autosostegno. Sarebbero nati tanti alveari in movimento, regine che non potevano più tenere il controllo del singolo gruppo e avrebbero dovuto traslocare in altri luoghi e separare la colonia, oppure ciecamente avrebbero dovuto sistematicamente distruggere tutte le nuove regine nasciture.

La Cosa eruppe dal petto di Eleonor con violenza inaspettata. Non aveva considerato qualcosa, catturata da tutto quel lavoro di ricerca e isolamento. Il suo potenziale cresceva non di pari passo con la debita consapevolezza delle proprie emozioni. L’azienda aveva sottratto in lei la responsabilità delle sue azioni. Qualcosa era successo in tutto quell’arco di tempo, qualcosa alle persone a lei vicine di cui aveva perso interesse e memoria. In preda all’ansia era corsa una notte nel suo primo alloggio, il monolocale. Si trovava in condizioni peggiori di quanto ricordasse: impolverato, sporco e affollato di spazzatura e oggetti spazzatura. Nel tremendo disordine aveva cercato il suo diario-mente come si cerca un ricordo che era stato lì fino al giorno prima. In preda allo sgomento rileggeva i suoi elenchi di eventi scritti fino a poco prima: dei crescenti litigi con il padre, dei continui messaggi svalutanti verso di lui, del suo tentativo terapeutico nei confronti del suo vissuto apatico e depressivo, che in realtà aveva solo distrutto le poche tracce di forza e desiderio in lui, aveva tolto i suoi ultimi ancoraggi alla vita fatti di un’immagine di sé eroica e stoica, ogni umanità. Come aveva potuto dimenticare tanti particolari del suo passato. Leggeva parole ed eventi con iniziale distacco e poi sperimentava shock e nausea.

Suo padre si era suicidato come ultimo atto di vita. Sua madre e suo fratello erano esplosi di rabbia, ma lei li aveva distrutti come aveva fatto col padre. Ovunque guardasse, resoconti sui social o sui notiziari, c’erano vittime del suo potere: tragedie familiari, droga e violenza. Collegamenti esili che solo pochi esperti avrebbe potuto riconoscere. Aveva perso ogni controllo, ma non nel modo che aveva desiderato. L’improvviso potere l’aveva fatta diventare un mostro. Avrebbe dovuto farsi controllare, forse curare. Seppur tentata non era ancora il momento di crollare nel vittimismo, avrebbe potuto rimediare, cercando di distruggere lo Yellow Castle.

Eleonor aveva permesso che la sua fama ribelle raggiungesse i vertici. Wife aveva compreso che una tale violenta influenza doveva essere dettata da uno studio della materia che esulava dai suoi stessi insegnamenti impartiti. In secondo l’alleanza di Eleonor con Kevin era diventata manifesta, un atto di tradimento.

Era infine successo. La regina aveva volto lo sguardo su di lei, era scesa dal suo trono per incontrare lei: la nuova regina.

Gabriele Pani, all rights reserved

Immagine orginale: Harumi Hironaka (modificato da me) https://it.pinterest.com/cherrystieXD/harumi-hironaka/