Un approfondimento graffiante!

Siamo stati giudicati da loro ed eravamo una piccola minoranza. Il nostro piccolo ghetto è diventato una grande casa accogliente poi. Ad un certo punto ci troveremo a superarli in numero?

Chi è soggetto a pregiudizi prima o poi fa sua proprio l’arma dei pregiudizi, invece che assumere una curiosità e un piacere di incontro con la diversità.

Ho identificato alcune categorie che subiscono a mio parere l’attuale pubblico scherno. Il Normale, l’Omofobo, il Bigotto, il Pigro, il Giovane. Persone che vengono accorpate in uno stereotipo piuttosto che essere riconosciute per la loro unicità e avvicinate per i punti di forza.

 

IL NORMALE

Modaiolo camaleontico, di famiglia tradizionale, lavoratore instancabile, Facebook caffè e gattini, cauto politicamente e socialmente. Si sente facilmente giudicato, nasconde incapacità, e trova nascondiglio facile nella massa. Non è necessariamente originario della massa, ma può levigare e schiacciare la propria personalità per evitare i drammi di una richiedente comunità. Più il tempo passa e più la normalità diventerà un scure di fatiche giornaliere e catene alla libertà. Chi attacca il normale non si pone incoraggiante e propositore, ma gli affibbia giudizi come: superficiale, stupido, pecora, …

L’OMOFOBO (o anche RAZZISTA/TRANSOFOBO/XENOFOBO)

Gli omofobi (parlo di quelli non-violenti) sono difficili da accettare e accogliere. Difficile per un omofobo vedere una società che cambia così in fretta, una società che improvvisamente non vuol più conoscere persone che fanno scelte di esclusione, quando ciò è sempre accaduto. Ci si aspetta un adattamento troppo veloce al nuovo processo modaiolo di integrazione e accettazione. L’omofobo teme una costrizione collettiva degli orientamenti e dell’apertura mentale, si sente forzato a cambiare, a mostrarsi diverso e si nasconde in una fortificata ribellione forse. Inoltre sarebbe più corretto parlare in molti casi non di fobia, bensì di omonegatività.

  • L’attacco di chi lo giudica avviene da diversi approcci: la comunità LGBT esclude un dialogo aperto con altre forme di pensiero e indagine scientifica (non-violente); nel masturbatorio autoghettizzarsi, esclude o si sente minacciata della partecipazione di eterosessuali incuriositi agli eventi; proteggere tutti i soci (e tutti i pensieri dei soci) a tutti i costi trovandosi ad includere nelle schiere persone di dubbia intelligenza; alcuni omosessuali giudicano l’orientamento di eterosessuali da pochi elementi, accusano facilmente di omosessualità repressa (ad esempio per chi è effemminato), promuovono loro stessi stereotipi omosessuali stretti, escludono orientamenti fluidi (queer), doppi (bisessuali) o assenti (asessuali).

 

IL RELIGIOSO

Devoto e misurato, promotore di buone intenzioni, di valori universali e di un’unica visione, rigida forse, ma che lui ritiene condivisibile. Teme un dilagare di materialismo e cinismo, un propagare di uno sconosciuto malanno, si sente in dovere di salvare tutti o quasi. Non fidarsi della scienza e delle mode progressiste, fa parte di questa forza conservatrice: il suo è un sospetto cronico verso tutto ciò che non sembra essere sacro, tradizionale ed emotivo.

  • L’accanimento avviene quando ci si pone violentemente con un religioso, in modo persuasore e critico: si tenta di violentarlo nelle sue insicurezze e di far crollare i suoi compensi, facendolo arroccare maggiormente su di un nucleo, immaginario forse, ma elevato e sacro. Ci si ritrova a non costruire un confronto sui temi che possono essere confrontati. Al contrario il progressista si irrigidisce sul dogma “progresso e modifica continua” o si trova a costruire una fede cieca nella scienza e nella logica.

 

IL PIGRO

Non lavora, non lascia la casa famigliare, non studia. Emigrato corpo e anima su internet e nei videogiochi. Il pigro teme il mondo e i suoi paradossi, sceglie la calda nicchia più per inquietudine e sentore catastrofista che per reale pigrizia. Il lavoro è diventato un luogo di ipocrisie e sfruttamenti silenziosi, di gabbie burocratiche e contrattuali. Lo studio universitario non sembra offrire futuro, poi lo sforzo nello studio avverrebbe su materie insensate e distaccate dalla realtà. Il pigro si sente e viene convinto di trovarsi in un mondo alla sua fine, senza speranze, perciò non vede senso di entrare in tanta sofferenza, fatica, rischio e confusione. Preferirebbe adagiarsi e attende la fine nel miglior modo che gli è stato insegnato…

  • L’attacco funziona proprio attraverso la parola “pigrizia”, come esistesse un piacere a non sentirsi utile per la società, inadeguato ai ritmi moderni, incapace di autosostenersi e terrorizzato dalla quotidianità.

 

IL GIOVANE

Ribelle, ritenuto incapace di ogni picco intellettuale e manuale, solo superficiale, svogliato e distruttivo. Il giovane è contenuto da un mondo di adulti che lo vuole capro espiatorio di confusione e incertezza di tutta la società. Il mondo adulto che pretendente nel giovane curiosità e obbedienza in un mondo rappezzato in forma cupa e dittatoriale (subliminale o diretta). Ogni comando e punizione è perciò sempre senza intenzione precisa nell’adulto. Si insegna al giovane la paranoia e lo si rende dipendente dal grande occhio del controllo. Gli si concede fittizia infinita licenza (per pigrizia, egocentrismo e per “amore”) abbandonandolo quando necessita poi di ascolto e conforto. Una libertà di espressione forse, ma non di privacy, di usufruire di strumenti di sostegno, di scelta e azione. Reso incapace di rapportarsi di fronte al confine altrui risponderà sempre per estremi: ceca sottomissione o ribellione autodistruttiva.

  • L’adulto giudica il giovane non riponendo fiducia nella nuova generazione, non concedendo spazio agli errori, non offrendogli spazio decisionale, non impegnandosi per offrirgli un mondo libero a accogliente. L’adulto lo getta in fretta in un mondo crudo senza dare sufficienti protezioni e conoscenze pratiche (dovrebbe imparare tutto da solo, su internet e tra cattive compagnie?). In arrivo da un’età infantile in cui hanno preteso una formazione precoce, non hanno ascoltato i suoi bisogni, in cui non gli hanno concesso un gioco di esperienze ed errori, o un semplice giocare (con un genitore che invece pensa a giocare ai videogiochi o a scrivere sui social).

Spero questi approfondimenti vi siano utili. Potrebbe risultare ansiogeno ampliare la visione di un mondo così sfaccettato, il ghetto e l’esclusione concedono mondi semplificati e all’apparenza confortevoli. Il ghetto tuttavia riduce l’informazione e la conoscenza, racchiude in un bozzo protettivo, una vasca calda, che col tempo indebolisce l’intelletto, ottundere la vista. Quando il ghetto prenderà misure diverse dal nostro sentire ci troveremo poi a muoverci passivamente seguendo esso…

Grazie dell’attenzione!

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Gabriele Pani

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