NUOVA LINFA VITALE AI GRUPPI!

Approfondimento, stimoli, sostegno, ascolto, consulenza per i gruppi. Come dare ciò ad un gruppo di persone? È sufficiente farlo per ogni individuo partecipante?

Un gruppo non è la somma dei suoi partecipanti

Per capirci meglio permettetemi di disegnare un esploso di un gruppo, per come posso figurarmi grazie alla mia esperienza passata: limiti, possibilità (spesso latenti) e sfumature nascoste sotto la superficie. L’approfondimento come noterete sarà più incentrato su debolezze e possibili criticità, questo come forma di stimolo per la crescita di coloro che si sono adagiati o congelati in vecchie forme.

Di ciò che conoscete passate oltre. Anziché fuggire dall’articolo fate piuttosto una veloce lettura globale, spulciate quello che vi balza agli occhi, rimandate la lettura a più tardi o condividete con un amico a cui potrebbe invece interessare.

INDICE: INTRECCIO DI GRUPPO

La somma di tutti gli individui, non basta, come abbiamo detto. Dobbiamo tenere da conto di molti più fattori che possono potenziare, limitare, indebolire il valore complessivo del gruppo.

  1. Tasselli: influenza del singolo individuo – Qual’è l’apporto di ciascun individuo?
  2. Collegamenti: diramarsi di relazioni – Qual’è la rilevanza di ogni collegamento privato tra i singoli membri?
  3. Terreno: ambiente di riferimento – In quale terreno state crescendo?
  4. Obiettivi: bisogni, scelte, azioni – Siete consapevoli delle radici delle vostre scelte e delle vostre azioni?
  5. Un Trailer di Supervisione – Perché un gruppo ha bisogno di consapevolezza?
  6. The Circles: le mie ambizioni, i miei valori – Influenzo e sono influenzato a mia volta, inevitabilmente. I miei progetti per il futuro.

 

1. TASSELLI: INFLUENZA DEL SINGOLO INDIVIDUO

Qual’è l’apporto di ciascun individuo?

Il gruppo prende meriti e demeriti, ma sono gli individui a mettere in gioco le proprie capacità, ad assorbire le emozioni positive e negative. Di rimando il gruppo può diventare un ripartitore di emozioni e strumenti, un luogo confortevole dove trarre inaspettati stimoli, risorse, idee.

Un individuo non sfruttato appieno nel gruppo può affossarlo. Ogni membro porta la sua influenza nell’intero schema del gruppo; in questo caso una persona frustrata, manipolatoria, che reprime comportamenti e pensieri può essere un grave fardello per il resto del gruppo. La soluzione non è sempre (come si può pensare) quella di centrare il problema sull’elemento oppositivo. Dapprima l’intervento deve avvenire così che tutto il gruppo sia responsabile di quel blocco, non solo l’individuo che può sembrare unico colpevole.

  • la persona può catalizzare malumori, emozioni rimosse/represse;
  • la persona può diventare un capro espiatorio per una posizione di forza che vuole il dominio;
  • la persona può essere messa a tacere inconsciamente dal giudizio del gruppo così come i cambiamenti che potrebbe rappresentare.

Una meccanica di gruppo basata sui capri espiatori e la censura perde di vista il nutrimento dato dalle diversità, gli immensi doni portati dalla risoluzione dei conflitti.

Un individuo accentratore può sforzare movimenti del gruppo che potrebbero essere invece più spontanei, flessibili, energeticamente più efficaci. Il gruppo può trovarsi a delegare difficili responsabilità verso individui forti o esperti (anche solo all’apparenza). L’individuo accoglie così (più o meno volentieri) l’incarico, ma l’intero gruppo si troverà a seguire ordini che accetta ed altri ordini (ben più numerosi) che vanno al di là delle scelte delegate, che vorrebbe rifiutare o modificare. La fobia di perdere il salvagente e vedersi ricadere sulle spalle le responsabilità delegate (come un onda imprevista) impedisce a molti di mettere in discussione il comando e lascia crescere forme dittatoriali. Il comando si struttura e via via si incancrenisce, generando malumori, pettegolezzi, forzature, errori. Un individuo può tirare fuori energie nascoste, può trainare da solo il gruppo in molti momenti importanti, se l’importanza di un individuo supera però di troppo quella degli altri può diventare un impigrimento per il resto del gruppo. La domanda da porsi è: senza il membro in questione, il gruppo avrebbe la stessa forza?

Quali strumenti vengono fatti emergere dagli individui, quali bloccati? Umorismo, visione d’insieme, gestire le emergenze, ironia, trasparenza, assertività, innocenza, socievolezza, profondità, efficienza/pignoleria, accettazione, …

Quali ruoli vengono concessi, quali negati, quali sfruttati poco o troppo? La memoria del gruppo, il giusto, il riformatore, il ribelle costruttivo/distruttivo, lo spontaneo, il diretto, il diplomatico, l’intrattenitore, l’allegro, l’apripista, l’avvocato delle cause perse, colui che si permette di sbagliare, di mostrarsi fragile, emotivo, …

Qual’è il valore dato ad ogni singolo individuo? Esiste una differenziazione o forme di gerarchia forte? Quanto potere e influenza sono concessi ad ognuno?

2. COLLEGAMENTI: DIRAMARSI DI RELAZIONI

Qual’è la rilevanza di ogni collegamento privato tra i singoli membri?

Il gruppo non è una struttura sempre visibile: alcune volte può emergere preponderante nei movimenti più ampi, altre volte diventare uno sfondo quasi invisibile. Ogni relazione, anche privata, in qualche modo fa sempre parte del contesto di gruppo e porta sempre la propria influenza (prima o poi).

Un legame esclusivo può dirottare energie. Ad esempio, due persone che in luogo appartato fanno pettegolezzo di altri membri, può sembrare un gesto isolato: lo è forse sul momento, ma è un gesto pronto a riflettersi sul clima del resto del gruppo.Un pettegolezzo isolato diventa invece strumento per il gruppo:

  • un modo per scaricare emozioni difficilmente esprimibili nel gruppo, lo sfogo permette al gruppo di muoversi ancora con una sufficiente efficacia;
  • un contagioso proliferare di nuovi pensieri e schemi riguardanti un individuo possono trasformare a sua insaputa (anche in modo drastico) il suo ruolo o le sue relazioni.

Una relazione debole o oppositiva può diventare un punto dove le informazioni e l’energia non possono scorrere. Queste persone nella relazione possono trovarsi isolate dal gruppo: impossibilitate a sfruttare le risorse del gruppo per migliorare la relazione oppure la relazione è ignorata e tenuta nascosta per ridurre un presunto effetto logorante per il resto del gruppo. La relazione può nascondere un conflitto irrisolto (da non confondere con una competizione sana), che può logorare tutto il gruppo in molte situazioni a venire: portare alla luce il conflitto può condurre tutto il gruppo verso intuizioni, nuove forme e liberarla di molte energie represse e vincoli.

In che stato sono le relazioni tra i singoli componenti, come può aiutare il gruppo?

3. TERRENO: AMBIENTE DI RIFERIMENTO

In quale terreno state crescendo?

Una pianta può crescere in molti ambienti: in un luogo arido succhierà tutta l’acqua spasmodicamente, in un luogo paludoso rischierà di ammollarsi, in un terreno troppo nutriente crescerà a dismisura infestando forse altre coltivazioni.

Le capacità di un gruppo possono non bastare se il terreno non è stato scelto con accuratezza, se non c’è conoscenza del territorio e di conseguenza non sono state applicate strategie di adattamento.

Al terreno nutriente il gruppo sarà grato dei tempi adeguati per crescere, delle risorse e dei sostegni esterni raggiungibili al momento del bisogno, alle possibilità di scelta di nuovi elementi sostituibili. L’esagerazione o il non riconoscimento di questi doni potrà comportare dei difetti:

  • l’eccessivo sostegno può fornire al gruppo stampelle per un tempo eccessivo ad una corretta crescita, stima, autogestione del gruppo. Il gruppo può così impigrirsi e crescere indebolito, dipendente da molti fattori, il che può essere efficace finché l’ambiente non subisca cambiamenti.
  • la vasta scelta di risorse e possibili nuovi membri per il gruppo può rappresentare un vantaggio come anche un blocco verso lo sfruttamento pieno di risorse già in possesso e promuovere una visione superficiale.

Al terreno difficile il gruppo potrà reagire con differenti modalità:

  • valorizzare molto o troppo l’utilità di singoli membri o strumenti, concedere troppo potere e responsabilità ad alcuni;
  • isolarsi contando esclusivamente sulle proprie forze, diminuendo la fiducia verso una possibile rete di contatti esterni, limitando l’afflusso di informazione ed stimoli esterni;
  • il Terreno difficile può diventare il pretesto per azioni o scelte errate, può diventare la giustificazione per non vedere l’errore e quindi, di conseguenza, non imparare da esso.

 

4. OBIETTIVI: BISOGNI, SCELTE, AZIONI

Siete consapevoli delle radici delle vostre scelte e delle vostre azioni?

Ogni obiettivo cela un bisogno del gruppo. Da un bisogno percepito scaturiscono i primi tentativi di soddisfarlo, non potrebbe essere altrimenti: sarebbe solo una ricerca casuale e obiettivi vaghi e casuali. Il gruppo può non essere conscio dei propri bisogni prioritari (es. soldi, ambizioni, benessere) e secondari (materiali, strutture, tempistiche). Sarà importante definire un ordine di priorità per permettere a tutti di spendere meglio le proprie energie, sarà importante riconoscere i reali bisogni prima di definire gli obiettivi.

Contratto

Con gli obiettivi parliamo anche delle forme di contratto. Molti gruppi al loro momento fondante applicano regole di organizzazione. Queste regole possono essere espresse o tacite, nel secondo caso il rischio è quello di non essere scontato e compreso da tutti il valore e l’utilità delle regole.

Un contratto rigido può diventare col tempo un ostacolo, può diventare immune alle modifiche, rendere nemici coloro che desiderano l’innovazione, i tentativi e gli errori, la sperimentazione, la spontaneità. Quanto siete consapevoli del vostro contratto? Quanto tempo lasciate passare prima di rivedere i vostri modi organizzativi? Che valore date agli interventi riformanti/ribelli?

Un contratto inesistente o sdrucito può sfaldare l’intera coesione di un gruppo, permettere la costruzione autonoma di singole “fazioni”, formare movimenti opposti e discordanti, generare conflitti continui senza guadagnare da questi nuove identità di gruppo. Un contratto inesistente richiede inoltre un dialogo costante e una comunicazione molto efficace, che può essere una capacità difficile da raggiungere per molti.

5. UN TRAILER DI SUPERVISIONE

Perché un gruppo ha bisogno di consapevolezza?

Rinnovare gruppi e dar loro nuova linfa vitale. Quello che nel gergo cerco di praticare si chiama supervisione, ma io preferisco un altro linguaggio e un altro approccio. Cerco un approccio che dia meno impatto alle mie credenze e al mio pensiero e maggior potere e autonomia di scelta al gruppo stesso, per questo mi pongo come facilitatore e apripista per permettere e agevolare la riapertura del dialogo.

  • Vi do l’opportunità di incontrarvi, di ricostruire un dialogo.
  • Non si parla di ideologia o morale, solo di ciò di cui necessita il gruppo: verrà rivelato da un atteggiamenti di ascolto e sospensione del giudizio.
  • La mia esperienza e diversa dalla vostra. Non mi sostituisco a voi, non mi aspetto di sapere più di voi sulle dinamiche e i sentimenti interni al gruppo.

Ambiente protetto e apertura al dialogo

Bisogna innanzitutto scoprire le possibilità di dialogo inerenti al modello di gruppo, al metodo organizzativo/gerarchico. In una gerarchia forte può essere difficile mettere in dialogo vertice e base ad esempio. L’ambiente di supervisione dev’essere costruito con molte accortezze in nome della creazione di uno spazio protetto.

Non ci sono obiettivi che mi debbano ancora interessare.

Se guardiamo un gruppo e lo prendiamo sotto un ala rinnovatrice non possiamo pensare ancora ad obiettivi precisi finché non abbiamo ben chiari gli elementi di questo.

Duttilità: l’energia riformatrice

Quante possibilità di cambiamento sono permesse dal gruppo o da eventuali vertici presenti. Ci sono forme, luoghi, strumenti che garantiscono maggiori energie per l’autoscoperta e il cambiamento.

Perché non ottenere di più dagli specifici obiettivi di un gruppo?

Relazioni al di fuori del gruppo, baratto di beni e servizi, sfruttare a meglio le conoscenze e i contatti, organizzare gruppi di sostegno extragruppo (extralavoro).

Far emerge i gruppi nascosti/sottovalutati nella tua vita

Il vicinato (cohousing), gruppi temporanei (corsi, persone in coda), trasformare amici e conoscenti in gruppi per il problem solving e per fare lavori straordinari (banca del tempo, corsi aperti), collaborazione con gruppi collaterali e simili ai propri (nello stesso campo, ausiliari), la famiglia e gli amici, gruppi e pagine online.

6. THE CIRCLES: LE MIE AMBIZIONI, I MIEI VALORI

Influenzo e sono influenzato a mia volta, inevitabilmente. I miei progetti per il futuro.

Diffondo il mio pensiero, non necessariamente condivisibile. Credo che sia necessario reimparare a fare gruppo, sia vitale sperimentare molto: per rivelare le discrepanze, i limiti di un fare vita sempre più simulato e poco praticato. Voglio tante più persone che sappiano relazionarsi e fare gruppi utili alla società nell’insieme e sempre, voglio strutture forti e flessibili che non siano dipendenti necessariamente dalle istituzioni (stato, religione) e dalle ideologie:

  • volontariato senza fede religiosa, mutuoaiuto spontaneo senza costruire associazione, istituzione e forma fissa;
  • Laboratori per gruppi, luoghi dove approfondire dinamiche, relazioni, argomenti importanti.
  • organizzazioni autonome che sappiano nascere al bisogno e mettersi da parte al termine;
  • persone in grado di non cedere al fanatismo e alle meccaniche della setta;
  • collaborazione e circolazione fluida delle informazioni grazie a fitte e solide reti sociali;
  • un contagio di idee, una tempesta di cervelli;
  • mutuosostegno alle difficoltà della vita;
  • accoglienza e stimolo dalla diversità.

 

Per chi fosse arrivato fin qui, per chi mi avesse dato fiducia, grazie di cuore! A presto!

 

Gabriele Pani

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