Intervista a VERONICA SINETTI, in arte VICAS. Illustratrice, designer, insegnante, urban-sketcher, Wacom Ambassador. Rimandiamo a dopo maggiori dettagli…

 

  • Partiamo veloci. Kit essenziale: diciamo che devi scappare da un’invasione zombie e puoi prendere solo 7 oggetti da casa.

Penna, acquarelli, matita, Moleskine… A questo punto mi preparo a fare la Zombie-sketcher!

 

  • Non ti serve la gomma?

È un’apocalisse, chi se ne frega di cancellare.

 

  • Come sviluppi idee, cosa fai quando hai esaurito tutta la creatività?

Non penso a svilupparle. Lavoro sempre sotto pressione, sullo scadere del tempo di consegna, e sono le idee ad arrivare non io a cercarle. Se si tratta di situazioni estreme allora c’è sempre Google Immagini a venirmi in soccorso: un brain-storming di parole, un bombardamento di immagini; un’immagine tira l’altra e qualcosa arriva.

 

  • Tuttofare o sindrome di Asperger?

Sono incapace a concentrarmi su di una cosa sola, forse come nella vita… Tuttofare finché riesco, prima cerco di capire se posso raggiungere da sola il mio scopo, se poi non fa proprio parte delle mie capacità allora cerco un esperto.

 

  • Quali sono le domande che poni al cliente, quali a te stessa mentre lavori ad un progetto?

Dipende dal cliente e dal progetto, l’unica domanda da fare sicuramente è: “cosa ti piace?”. Quando capisco i gusti del cliente è più facile accontentarlo e anche non farsi confondere, essenzialmente mi interessa il cosa e di percepire appieno il gusto del cliente. Alcuni clienti, poi, si prendono la libertà di dirti cosa fare, ma un vero professionista saprà cosa fare. Se il cliente sa già tutto, se lo fa da solo…

Quali domande mi faccio? … Sono proprio dubbi che non mi pongo, così la fai sembrare una cosa complicata e macchinosa. C’è un pensiero fisso: “fare qualcosa di originale!”, forse è il pensiero che abbiamo tutti, in questo mestiere. Poi ti puoi chiedere se lo capiranno le altre persone. A volte il rischio è di scivolare nel criptico… Nel limite del possibile, cerco la semplicità: nel mio processo creativo accumulo tutti gli elementi, poi sottraggo, sottraggo, sottraggo fino a raggiungere il prodotto finale.

 

  • Qual’è il tuo punto di forza e cosa ti piace fare più di tutto?

Ci devo pensare. Direi che me la cavo sempre e dappertutto… È l’arte dell’arrangiarsi. Poi è sottintesa una forte resilienza di fondo, ma non si tratta di un vero punto di forza, è più che altro una pratica di sopravvivenza.

Mi piace fare il mio lavoro. Forse sembra una risposta scontata… A me piace fare il mio lavoro, a me piace giocare col colore!

 

  • Deformazioni professionali, parallelismi con la tua vita privata?

I colori. I colori per me hanno un senso logico, i colori danno senso alle cose. Forse però è deformazione privata più che professionale…

 

Conclusioni (reidratazione)

Veronica Sinetti nata a Domodossola nel ‘79, ha una solida base di passione ed esperienza per tutto ciò che è arte, passione rinnovata dall’incontro spontaneo con computer e strumenti per il disegno. Una curiosità che la spinge attraverso il materico e il tecnologico: nuove tecniche di illustrazione e rappresentazione grafica, un vasto panorama di applicativi per illustrazione e design, con un orecchio sempre attento ai mezzi espressivi e promozionali. Veronica ha iniziato come restauratrice, ma è nella crisi del mercato che ha potuto reinventarsi, ha costruito così il suo ampio spettro di professioni, contatti e strumenti di imprenditorialità… Forse proprio grazie alla propria (sottovalutata) resilienza.

 

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