“Cosa centrano i Social Network con una società vera e propria?”

I Social Network sono società che fin dal principio si strutturano in base a pochi o più paletti iniziali, che permettono il depositarsi, veloce o diluito nel tempo, di…

  • modi
  • costumi
  • stereotipi
  • giudizi
  • sottolinguaggi
  • limiti
  • superstizioni
  • fantasie

Come una società nuova, una volta depositatasi la struttura, risulterà molto difficile ogni modifica e rivoluzione. Ogni movimento volto al cambiamento risulterà in diretto contrasto (una vera battaglia) contro un’intera forma minacciosa e reattiva composta di abitudini, abitudinari, ristagni comportamentali, ostinate reazioni allergiche al cambiamento.

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GLI EROI SONO I FOLLI

Folli per usare un nome gentile, ma saranno chiamati pazzi, malati, critici, pignoli, devianti, … Coloro che escono dagli schemi, gli acuti osservatori riescono nell’intento di smascherare gli schemi nascosti, di produrre catene inarrestabili di paradossi e incoerenze (da quel momento messi all’evidenza). Un Folle può fronteggiare il mostro del ristagno munito di sole parole (immagini o video) e può infine riuscire a smuovere e rimodellare l’intera struttura, non da solo e non senza qualche sacrificio.

SOCIETÀ INUSUALE?

I Social Network sono società dall’aspetto inusuale, tuttavia funzionanti e longeve (Facebook compie 13 anni il 4 Febbraio).
Sotto alcuni punti di vista i S.N. assomigliano ad una dittatura, ma anche ad un’organizzata forma di Anarchia (Anarchia significa assenza di autorità costituita e accentrata).

DITTATURA DEL CONSENSO

Il S.N. possiede un potere quasi assoluto se si escludono i principi fondanti e la legge del consenso.

Principi fondanti

I principi fondanti sono le regole e la funzione della società stessa, tuttavia queste possono anche essere modificate radicalmente. I principi fondanti più comuni sono:

  • assenza di forme comuni democratiche, no referendum, no carceri (solo banning), leggi costituenti modificabili con facilità;
  • limiti nell’espressione (es. i 140 caratteri di Twitter, limiti che sono stati ammorbiditi col tempo);
  • censura (pedofilia, omofobia, parolacce, ecc.)
  • spazi di espressione limitati;
  • leggi che regolano la frequenza e l’ordine di visualizzazione (in base a like, condivisioni);
  • colori, font, grandezza delle immagini.

Legge del consenso

La legge del consenso nasce dal terreno fertile delle alternative (Twitter, Instagram, Medium, ecc.). Lo spazio offerto da un “dittatore” accoglie un pubblico interessato, ma lo fa ingraziandoselo (in modo fittizio o concreto). Il pubblico è libero in quanto ha la possibilità di migrare tra una società e l’altra seguendo i propri interessi (o le proprie repulsioni), oppure coesistere in più realtà; inoltre in molti S.N. è possibile disporre, in modo limitato, di un proprio spazio con leggi interne e modalità espressive. Esiste sempre un censore dall’alto che prende decisioni arbitrarie, ma il suo limite evidente rimarrà sempre il consenso dei suoi iscritti, e la concorrenza.

ABBIAMO SMESSO DI SOGNARE

Abbiamo smesso di sognare una società nuova.

“Come? Io sogno e tanto!” – Certo, ma lo facciamo solo più individualmente, egocentricamente. Ci limitiamo a fare previsioni sul futuro, calcolare la probabilità degli eventi, descrivere le influenze sulle nuove generazioni, ma non applichiamo più il potere dell’immaginazione alla società del domani.

La proprietà del sognatore

Esiste una proprietà del sogno, quel sogno vivido, lucido e palpitante, che è quella di far emergere la nostra intenzionalità (scelte, obiettivi), di farci trovare gli strumenti più adatti sul cammino (senza sogno non li noteremmo neppure), di tentare e rischiare sopportando meglio il rischio e il fallimento. Quel sogno lucido si trasmette nelle nostre vite inconsapevolmente muovendo le nostre azioni anche più inconsapevoli: succede per la vita personale dell’individuo, funzionerà anche per tutte le nostre interazioni e influenze con la società.

Grazie dell’ascolto. Buon sogno condiviso a tutti!

Post scrittum: l’immagine l’ho disegnata io (per vantarmi un po’).

Gabriele Pani

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