L’angoscia, il dolore che possiamo provare non sono originate solo da un trauma passato, ma anche dal significato che abbiamo dato a quel trauma. Sul significato possiamo lavorare.

Diamo per scontate parole e significati, quelle parole che poi affollano i nostri discorsi e i nostri ragionamenti e che creano senso nella nostra vita. Sveliamo un po’ di confusione e orientiamoci consapevolmente. Spunti e riflessioni, parola per parola.

Costruire il proprio Vocabolario significa vedere i propri schemi, vedere i propri schemi significa uscire da quegli schemi, uscire da quegli schemi significa… beh è un po’ più complicato.

INDAGINE SUI VOCABOLI (da leggere prima o dopo aver letto i singoli vocaboli)

Io mi approccio a scomporre un vocabolo con diversi termini:

  • Focus. Nella messa a fuoco quotidiana, spesso espello il vocabolo nel vuoto, lo escludo dal mio intricato sistema di giudizi e credenze, fuori dagli schemi. Lascio volteggiare il vocabolo senza dargli ancora significato, lo identifico rapportandolo al mio corpo, ai miei ricordi, alle persone che mi circondano, fantastico su suoi rapporti col mondo, accolgo anche la confusione per un po’.

  • Sfumature. Allungo e dipano il campo del vocabolario, immagino e sperimento gli estremi nella mia mente e nella quotidianità.

  • Estensioni. Quali strutture si estendono dal singolo vocabolo e dall’utilizzo che ne faccio? Un vocabolo può fissarsi nella mia mente e nel mio corpo in modo rigido e inamovibile, questo gli permetterà di manovrarmi, di rendere la mia vita mono-direzionata e assai prevedibile. Un vocabolo potrà poi avere a che fare con l’esterno, creando delle categorie lampanti, degli stereotipi: soggetti in fila nella mia fantasia, tutti uguali e allineati, descritti perfettamente dal mio vocabolo inconsapevole o completamente estranei ad esso.

Uscire dalla zona di comodità: Cerca dapprima il vocabolo che meno ti ispira dubbi.

Ragionamento emotivo e razionale, Perfezionismo, Felicità, Conflitto, Confine, Buon senso, Bisogno, Responsabilità, Fiducia.

RAGIONAMENTO EMOTIVO

Ragionamento che prevede la convinzione che la nostra realtà emotiva coincida con una realtà oggettiva. Dalla paura e l’ansia scaturiscono fantasie circa un pericolo incombente, dalla rabbia il pensiero di essere giudicati o di aver subito un torto, dall’imbarazzo la percezione di aver compiuto un’azione inaccettabile per chiunque.

RAGIONAMENTO RAZIONALE

Ragionamento che prevede la convinzione di non ricevere influenze dal nostro mondo interiore, come da quello esteriore. Un’obiettività che è illusoria, il giudizio parte dall’interno da elementi minimi e incompleti, ci sono interpretazioni influenzate dalle emozioni altrui, dalle proprie paure, dai legami affettivi, dall’ego, da giudizi pregressi e credenze radicate; il tutto ingigantito da questi stessi elementi, ma inconsapevoli.

PERFEZIONISMO

Il cambiamento è oggettivo, il miglioramento è soggettivo. Ogni aspetto può essere valutato solo da un certo punto di osservazione.

1. Focus. Qual’è l’immagine di perfezione che possiede la mia mente? Che metodo educativo e di miglioramento utilizzo per me? Utilizzerei lo stesso metodo anche se si trattasse della persona a cui sono più affezionato?

2. Sfumature. Quanta violenza esercito su me stesso, quanto è efficace? Nella focalizzazione al perfezionismo ci sono parti di me che impoverisco o ignoro?

3. Estensioni. Se applicassi lo stesso modello di riferimento anche per il mondo esterno, come lo influenzerei? Mi capita di trattenermi dall’esprimere aggressività, giudizi o critiche? Ci sono regole/standard che mi sono stati trasmessi?

FELICITÀ

Il piacere è la sensazione (momentanea, fisica), gioia l’emozione (sensazione manifesta), felicità il sentimento (emozione + elaborazione).

1. Focus. Cosa/Chi mi rende felice? Cosa provo quando sono felice? Come la esprimo, la condivido o la reprimo?

2. Sfumature. La felicità è una visione d’insieme. Quali sono gli elementi che ritengo debbano esserci per ritenermi felice? Sono raggiungibili, ci sono stadi intermedi, possono essere variati gli elementi? Prova a tenere un diario del livello di piacere e soddisfazione giornalieri.

3. Estensioni. Giudico o mi nego il piacere da alcune azioni? Esistono luoghi o situazioni in cui ci sono taboo? Esprimo tante altre emozioni, ma trovo imbarazzante esprimere felicità? Ci sono fantasie future nefaste legate al permetterti di essere felice?

CONFLITTO

Due bisogni che non possono (anche solo apparentemente) coesistere.

1. Sfumature. Dialogico (rischio di demagogismo?), ideologico (emozioni nascoste?), emotivo (senza freni, struttura o contenimento?), territoriale (confini personali, comunicazione corporea).

2. Risoluzione. Vantaggio maggiore per uno (prevalere o resa preventiva?), svantaggio per entrambi (logoramento, dilazione?), vantaggio per entrambi (terza via, creatività, coesistenza dei bisogni).

3. Modo. Violento (per scoraggiare conflitti futuri, stimola vendetta e bisogno di riequilibramento nella relazione), pacata (può generare sospesi), agonistico (lotta alla pari per favorire lo sfogo).

4. Estensioni. Ti permetti di entrare in conflitto? Nel confliggere su chi poni attenzione, alla tua integrità, alla salvaguardia altrui? La possibilità di ferire non può essere evitata del tutto. Lo scontro (non necessariamente violento) di emozioni e di pensieri può essere l’unico modo per incontrarsi e sfruttare creativamente la relazione: così sulle questione logiche, così sulla condivisione di spazi ed emozioni.

CONFINE

Estrema linea che segna la fine di un territorio.

1. Tracciamento. Il confine contorna il senso di sé, determina la nostra identità (ciò che è fuori e ciò che è dentro). Cosa metto fuori, cosa metto dentro?

2. Sfumature. Confini rigidi (difficile avvicinarsi), confini permeabili (non ci si accorge dell’invasione altrui), senza confini (fusione, non si percepiscono differenze tra sè e l’altra persona, o l’ambiente).

3. Focus. Che bisogno ha creato il confine? Modulare consapevolmente i confini può portare ad adattamento a maggior risparmio di energie ed efficace nell’esprimersi e soddisfarsi al meglio. Sono efficace nell’esprimere (verbalmente e non) i miei confini? Come esprimo/difendo i miei confini? Come mi accorgo/comporto quando invado l’altro?

BUON SENSO

Giudicare una situazione con equilibrio, logica sociale e pratica. Quando diventa un’espressione creata da qualcuno per proprio tornaconto?

1. Sottotesto: il termine “buon senso” raccoglie non-detti, aspettative, ciò che soggettivamente viene ritenuto ovvio, giudizio verso i diversi punti di vista, può accumulare aspettative e incomprensioni.

2. Manipolazione: utilizzato per manipolare permette di sfruttare la paura dell’emarginazione e di sentirsi diverso.

3. Pulizia della comunicazione: Prendersi tempo per esprimere chiaramente modi di fare e di pensare la comunità e di gestione dell’incontro con l’altra persona, così esprimere anche le aspettative, i giudizi e i bisogni in modo aperto (anche umilmente).

BISOGNO

Spinta interna che ci porta a colmare un vuoto o una carenza. È unico il bisogno, infiniti sono i modi di colmarlo. Se un bisogno ci è nascosto agiremo sempre in modo confuso e poco efficace, inoltre difficilmente impareremo più efficaci modalità per soddisfarci.

1. Focus. Di cosa ho bisogno adesso, cosa succede dal momento in cui ne divento consapevole? Prima di riconoscere un bisogno medita sulle sensazioni corporee, poi le emozioni, infine i pensieri. Quali sono i miei bisogni più grandi e insoddisfatti? Quali quelli in cui sono più creativo, abile nel soddisfare?

2. Sfumature. Riconoscimento dei possibili stati del bisogno: negazione, bisogno sconosciuto, confuso, rimandabile, bisogni conflittuali, necessità, dipendenza sana/nociva, assuefazione.

3. Estensione. Ci sono bisogni, modalità di soddisfazione, espressività del mio appagamento che ritengo vergognose o sbagliate? Quanto attribuisco la responsabilità della mia insoddisfazione all’esterno?

RESPONSABILITÀ

sign. abilità a rispondere. La responsabilità non è colpa. La colpa si può dare a sé o agli altri, ma senza prendere forza dalle proprie azioni e andare avanti, si rimane bloccati.

1. Focus. Sono conscio del potere sul mio ambiente, su me stesso? Influenzo tutto/i e vengo influenzato da tutto/i. Quali sono i miei strumenti per fare ciò? Provare ad osservare il potere senza giudicarsi.

2. Sfumature. Con una bassa responsabilità si cambia sé o gli altri poco (almeno intenzionalmente). Riconosco in una situazione quali sono gli elementi e le persone responsabili? Immaginare tutta la responsabilità all’esterno mi può far sentire passivo o vittima, immaginando tutta la responsabilità su di me posso percepire potere, ma anche un eccessivo peso o paura di sbagliare, tuttavia possono essere degli utili esperimenti mentali per ampliare la propria visione.

3. Estensioni. Se involontariamente danneggio una persona sono responsabile, ma non colpevole; la situazione cambia se nel momento in cui riconosco il danno non intervengo, non imparo dal recepire il nesso tra azione e danno.

FIDUCIA

Credere ad un elemento, una promessa, un’idea in carenza o assenza di prove.

1. Focus. Ho qualche giudizio su questa parola? Come ho costruito questo giudizio? Di chi mi fido? Se perdo la fiducia la perdo in alcune caratteristiche o nella sua interezza? Osservare gli elementi di cui mi accontento per conferire fiducia.

2. Sfumature. I gradi di fiducia passano da totale ad assente, può essere un’aspettativa o fantasia, una cieca fede, fedeltà, un affidamento nell’altro o in una capacità, la sicurezza riposta in una ambiente, una probabilità.

3. Estensioni. Conferire fiducia può diventare una regola? Fiducia/Sfiducia per tutti, indistintamente. Cosa mi porta a variare il livello di fiducia in una relazione, quali elementi mi possono portare a dubitare, quali ignoro? Come può essere ricostruita la relazione? Provare a riconoscere le proprie responsabilità nel creare aspettative riposte verso il comportamento dell’altra persona.

… E tu, quali vocaboli ti hanno cambiato, hanno cambiato il tuo modo di vedere il mondo, le persone, te stesso?

Gabriele Pani

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