Affondiamo lentamente in un vasto bacino di informazioni, ma senza mai toccare il fondo purtroppo.

Indice:

  • Mancanza di comunicazione
  • Limiti della comunicazione
  • Pulizia della comunicazione
  • Potere della comunicazione
  • Coerenza, Coerenza…

 

MANCANZA DI COMUNICAZIONE

Può essere diventato molto difficile comunicare, le distanze geografiche sembrano azzerate, ma non è così per le distanze tra modelli e forme di comunicazione: ci sono esperienze quotidiane differenti, cultura, dialetti, regole e abitudini apprese dalle nostre cerchie più strette. Tutto ciò può portarci a ridurre la comunicazione a semplici linguaggi liofilizzati, monosillabi, emoticons, gesti cavernicoli. La semplicità è un valore quando è ricercata per toccare profondamente le persone, questa però è superficialità! Vediamo sempre meno il rischio di questi scarni dialoghi:

  • cadiamo preda di trappola pubblicitarie per il non esercitato senso critico;
  • rincorriamo conflitti infiniti, dietro parole abbozzate, sottintesi, richieste e bisogni inespressi (o mal espressi);
  • facciamo conoscere di noi solo ciò che esprime il nostro linguaggio (verbale e non), se poco curato lasciamo grande spazio all’immaginazione (ai pregiudizi).

 

LIMITI DELLA COMUNICAZIONE

Il metodo di comunicazione umana è frutto di scambi e rielaborazioni e studi, ma rimane tuttora imperfetto, per comunicare efficacemente bisogna quindi continuare a comunicare.

Quello che dici non ha senso…Tranquillo, sto tirando fuori i pensieri per chiarirli un po’ alla volta, attendi un momento che prendano senso…

Se discutiamo lo facciamo per confermare le nostre conoscenze, ma spesso crediamo ciò che affermiamo immutabile e oggettivo. Nella nostra testa sembra tutto realistico finché non ne parliamo (o ne scriviamo). Tira fuori dal cellofan i pensieri un po’ per volta, confrontali, mettili alla prova; è un lavoro continuo: rimodelliamo una Carta del linguaggio, una carta in evoluzione, intima e solamente nostra che possiamo mostrare quotidianamente, con gentilezza, all’altra persona. Lo facciamo per noi stessi prima di tutto. Rimaniamo in ascolto per arricchirci e ci fermiamo quando vogliamo! Ci possiamo sempre spiegare in un secondo momento, questo è di importanza fondamentale. Accetta un po’ di fatica iniziale per estendere il linguaggio nelle relazioni, chiarisci le tue espressioni, ogni tanto parla della comunicazione stessa (si chiama metacomunicazione):

  • chiarire un termine usato;
  • descrivere i modi comunicativi che si stanno instaurando in una discussione;
  • aggiungere un nuovo vocabolo ad un dialogo con un amico;

 

IL “NO!” SACRO

Apro una parentesi.

La libertà sta anche nel dire: NO!”, senza un motivo apparente, senza dover spiegazioni a nessuno…

NO è No!!! Anche se quello che mi dici può suonare sensatissimo adesso, il mio intuito mi dice di fermarmi qui. Sarò ai tuoi occhi incoerente, stupido, irrazionale, emotivo, ma questa è una mia scelta!

Così ragazzi fuggite a tanti inganni dialettici, manipolazioni subdole: venditori senza scrupoli, sette intrappolanti, amicizie pericolose, ricatti genitoriali. Datevi il vostro tempo di rielaborare tutto il contenuto. Siate cauti e pazienti, quanto non lo sono molti.

 

PULIZIA DELLA COMUNICAZIONE

Quando scrivo un articolo o una risposta ad un articolo/post esprimo un punto di vista, è il mio punto di vista. Serve ancora che lo dica, chiaro e tondo?

  • È un mio parere…
  • Secondo me… Secondo me… Secondo me…
  • “Il mio punto di vista nasce dal mio vissuto soggettivo.”

1. A volte serve. Portiamo calma nella discussione, lavoriamo per la costruzione di un terreno confortevole comune su cui dialogare; sosteniamo e ci prendiamo cura di chi non sa discutere. Pulizia e cura della relazione e delle interazioni, questo lo facciamo pure per noi:

  • se vogliamo scoprire qualcosa di nuovo da una conversazione (di chiunque si tratti), altrimenti si tratta solo di conato espressivo;
  • se vogliamo raggiungere davvero l’altra persona, essere compresi;
  • se vogliamo davvero influenzare l’altra persona, efficacemente;
  • se vogliamo fare pulizia di sottintesi, influenze emotive personali, bagagli scomodi esperienziali e abitudinari.

2. A volte non serve. Partiamo direttivi e aggressivi, forse minacciosi, possiamo voler dare una scossa all’interlocutore/trice. A volte è necessario. A questa persona
spetta la responsabilità di riconoscere che si tratta di un altro punto di vista;
spetta la responsabilità della propria percezione filtrata, se si sente attaccata, costretta, minacciata sarà per larga parte frutto del proprio bagaglio emotivo, di conclusioni affrettate, della sicurezza riposta negli ingannevoli sensi umani.

Corriamo dei rischi? Una persona spaventata è una persona chiusa, che erge barriere e difese, o parte per l’attacco preventivo. In tal caso abbiamo perso ogni utilità nel confronto.

 

POTENZA DELLA COMUNICAZIONE

Tutto questo parlare e poi le informazioni non si sedimentano da nessuna parte. Parliamo di limitazioni e utilità per affacciarci sulle potenzialità.

1. Le mentalità del: Fatti i cazzi tuoi!Tienti per te il tuo parere!Non puoi cambiare gli altri.
C’è chi vuole influenzare il mondo col proprio pensiero, c’è chi lo influenza già e non è neppure consapevole di farlo. Non c’è nulla di sbagliato nell’esprimersi energicamente, concitatamente per un’idea fatta di passione e creatività, contenerla e rimuoverla le permetterebbe solo di ripresentarsi sotto forma di irrisolto, un cancro per sé e per la società. Farlo in maniera costruttiva e sostenibile però è un’altra cosa:

  • chi cerca di rimediare quando ferisce qualcuno (non ferire mai è impossibile);
  • chi si ferma quando riconosce che l’altra persona ha superato il proprio limite di capacità di confronto;
  • chi vive un confronto cavalleresco, offre strumenti di risposta all’interlocutore/trice che ne è carente, lascia spazio perché maturi il concetto che vuole esprimere, offre una mano quando inciampa, non colpisce quando sa di essere in netta superiorità.

Oltre una certa soglia non c’è possibilità di ispirare profondamente ed efficacemente: stiamo solo manipolando, sfondando luoghi intimi e protetti, distruggendo l’autonomia di pensiero. Oltre non c’è più il piacere del conflitto, ma solo sadismo.

Io voglio essere libero, per fare ciò voglio anche proteggere e promuovere la libertà altrui. Tutto ciò mi ricorda un detto, lo assemblo per come lo ricordo…

Perseguitarono il mussulmano e non dissi nulla,
perseguitarono lo straniero e non dissi nulla,
perseguitarono l’omosessuale e non dissi nulla,
perseguitarono me, ma non c’era nessuno che potesse aiutarmi.

Per innestare efficacemente un’idea in una persona questa deve comprenderla appieno, farla propria, portela sfruttare, applicare nella propria vita. Come influenzare una persona se non ci poniamo empaticamente, in ascolto dei suoi limiti attuali, se non continuiamo a ritenere vantaggiosa l’idea. Non facciamoci prendere dall’oscura ombra del senso di onnipotenza:

  • non siamo onnipotenti;
  • non abbiamo potere di convertire, solo di influenzare;
  • per quanto la nostra visione possa sembrarci inattaccabile ci sono sempre punti di vista che non conosciamo e non possiamo conoscere;
  • se manteniamo la nostra idea rigida, immutabile al confronto con l’altro stiamo solo combattendo per orgoglio e testardaggine.

2. In altri casi seguiamo la mentalità del “Fatti i cazzi tuoi!”. Teniamo riservato il nostro mondo, chiuso e protetto da interferenze, rinunciamo a modificare il nostro ambiente, accumulando potremmo diventare esplosivi e distruttivi (anche questo serve in una società). In alternativa attendiamo e raccogliamo informazioni ed energia prima di esprimerci, studiamo con occhio analitico l’ambiente per incontrarlo con attenzione e umiltà, selezioniamo gli interlocutori degni. Pensi: Il tuo pensiero non serve a cambiare niente (probabilmente è così), “tentare è uno spreco di energie”. Ci sono invece persone su cui poter fare un tentativo nuovo: piccoli cerchi di persone, la tua stessa cerchia fidata. Conosciamo poco un altro aspetto della comunicazione d’oggi giorno: il contenimento, il filtrare le informazioni. Portiamo tutto ciò che ci passa per la testa e ci troviamo a non comunicare nulla per davvero. Questo forse sarà argomento di un futuro articolo…

 

COERENZA, COERENZA…

Quando scrivo un articolo rimugino ossessivamente sulla veridicità dei fatti, sulle mie conoscenze inerenti, le carte professionali che giustifichino il mio parlare, ricerco collegamenti su internet che mi diano conferma. Fin dove mi spingo? Arrivo fino a toccare il fondo delle conoscenze? Sono coerente?
Le risposte che mi do allo stremo della ricerca di coerenza:

  • Mi fermo dove si ferma il mio perfezionismo, dove si ferma la mia morale flessibile… “Facile così!?”.
  • In ogni caso si tratta di un mio punto di vista, è responsabilità del lettore riconoscere la realtà soggettiva.
  • Coerenza, coerenza, dannata coerenza! Devo vivere di regole sociali altrui? Cambio io, cambiano le mie idee e il mio modo di vedere il mondo di conseguenza. Che sforzo inutile sarebbe quello di uniformare il mio pensiero, di irrigidire e fermare il mio cambiamento e la mia capacità adattiva. Tutto per non sentirmi dire: “Incoerente!”.
  • Non posso scrivere di questo, non ho fondamenta abbastanza sicure.
    Che poi mi basta fermare tutto un momento e chiedermi: “Per chi scrivo? Cosa voglio ottenere?”.

 

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CONCLUSIONI

Ho scritto tutto ciò per chiarirmi le idee, per riaprire un dialogo, ma mi trovo con più dubbi di prima! Posso però sostenere tutta la confusione, mi sono allenato a reggerla. Dalla confusione posso crescere. Ampliare l’argomento serve a muoversi con meno sottintesi, facciamo che potare ogni tanto il fitto bosco di regole interne e inconsapevoli che ci muovono di nascosto come marionette. Infine ritorno ad un punto fondamentale, quasi sgradevole:

“in fondo sono umano, un puzzle di compromessi…”

 

Grazie dell’attenzione!

 

Gabriele Pani

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