La società ci offre molte stampelle:

  • la stampella per cucinare, con cibi precotti e microonde;
  • la stampella per gli spostamenti, mezzi di trasporto anziché camminare;
  • la stampella per le relazioni, con Facebook, Twitter e Whats’up;
  • la stampella per la noia e la solitudine, Tv e videogiochi;
  • la stampella per il dolore e la fatica, tramite antidolorifici e integratori;
  • la stampella per le nostre ansie e insicurezze, con psicofarmaci e terapia.

Nessun problema se questa stampella serve da intermediaria per ritornare a camminare. Nessun problema se ci concede una pausa dalle complessità della vita, se ci offre uno spazio semplificato e confortevole dove ricostruire delle fondamenta, recuperare energie, prendere le distanze da una situazione. Così, come un genitore iperprotettivo, la stampella può millantare di prendersi cura di noi, di dimostrarci amore, di soddisfare ogni nostro bisogno… intanto questa rimane e diventa nociva, ci rende assuefatti e indeboliti.

Il genitore, la società falliscono nel tentativo di soddisfare altri bisogni essenziali, diventano nocivi privandoci della possibilità di sviluppare:

  • autostima, dall’abilità di superare gli errori;
  • autonomia, dalla capacità di cercare sostegno;
  • autosostegno, dal restare sguarniti e senza appoggio esterno;
  • responsabilità, dallo scontrarsi con un mondo fatto di persone;
  • libertà, dalla possibilità di riconoscere i propri bisogni;
  • capacità di confronto, riconoscere il nutrimento dato dalla relazione;
  • accettazione di sé, per poi progredire con una base salda;
  • conoscenza di limiti e risorse, per imparare a proteggerli e superarli.

Molti non sapranno com’è vivere un genitore iperprotettivo, sostituente, deresponsabilizzante, invasivo, prosciugante, ma sapranno com’è vivere in questa società.

Grazie dell’attenzione.

Gabriele Pani

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