Alle gambe il compito di portarci lontano, nella gola il linguaggio segregato e nascosto, al cuore gli affetti… Mi dissocio completamente! Se ogni mente è unica, è unico il rapporto con il proprio corpo. Qui si tratta di fare del nostro corpo il migliore strumento di conoscenza e sostegno per le nostre emozioni. Per farlo non ho intenzione di farvi partire da superficiali stereotipi e etichette date da uomini del passato il cui unico passatempo era chiedere consiglio alle stelle o statisti di “erba e fasci”. Vorrei farvi aprire gli occhi sull’immensa struttura autonoma e creativa che sta sotto il vostro capoccione. Un corpo come un’entità aliena con cui imparare a comunicare e condividere gli spazi.

head-body

Cosa possiamo fare con le mani?

Le mani accarezzano, stringono, pizzicano, tengono il ritmo, disegnano spazi immaginari nella realtà, offrono un utile accompagnamento visivo a discorsi e interazioni anche profonde con altri. Guardiamo le nostre mani: sono sottili, spesse, callose, muscolose, scattanti, con dita individualiste ed egocentriche, martoriate e bistrattate? I palmi: caldi, sudati, contenitivi? La pelle: lucente, sensibile al tocco o respingente? Il contatto: attento, responsivo, scattante, desensibilizzato, calcolatore o esperto? Lo spazio che occupano: in alto a barriera, accoppiate con i fianchi, unite l’una all’altra, nascoste nelle tasche, a sostegno del capoccione, a puntellare le tempie, a sgonfiare tensioni per tutto il corpo? Le sensazioni frequenti: calore, dolore, freddo, energia?

ATTENZIONE!

Non giudicare per ora.

Cominciamo dal conosciuto quindi. Come interagiamo e trattiamo le nostre mani? Riconosciamo un rapporto già presente, le stiamo guardando per la prima volta? Scendi a fondo della conoscenza, un po’ per volta, non subito! Lascia sedimentare l’articolo, non ci pensare per qualche settimana.

Sfruttiamo le mani. Sperimentiamo, ma non sforziamo, viviamoci non seriamente in questa pratica, giochiamoci.

Simulazione:

Ci troviamo in una situazione di media difficoltà (non strafare). Immaginiamo aprirsi un menù a tendina con qualche opzione manesca, nell’angolo in alto a sinistra del vostro margine visivo. Domandiamoci che cosa ci infastidisce, qual’è il problema e di cosa abbiamo bisogno: protezione, comunicatività, calore, affetto, trattenimento, autoironia, censura, fuga, ecc.?

Più il bisogno ti sarà chiaro meglio potrai muoverti insieme (non trascinando, non senza, non contro, …) alle tue mani verso l’obiettivo sperato o reale.

Annotazioni:

  • Riconoscere i bisogni è una materia oscura e difficile, che nessuno ti avrà mai insegnato probabilmente.

  • Per facilitarti puoi scrivere i pensieri e rileggerli. Comincia da bisogni più elementari e confrontali col tuo. Usa la fantasia: disegna, canta, scrivi una poesia sul tuo problema; usare questi ultimi metodi permettono di far lavorare meglio l’emisfero destro, quello non razionale. Fidati del tuo intuito. Parti dalle sensazioni corporee.

  • Non saltare passaggi, prova a seguire questo ordine: 1. percezione sensoriale; 2. riconoscimento del bisogno; 3. ricerca dei propri strumenti e delle proprie possibilità; 4. movimento e tentativi verso il problema; 5. elaborazione del vissuto e riflessione.

Grazie dell’attenzione, a presto!

Annunci